Eva 3D scannerizza il suo primo sommergibile

23/02/2016

La tecnologia di scansione in 3D è utilizzata per restaurare e conservare il più piccolo sommergibile della marina militare appartenuto alla Germania Nazista.

Chi è in grado di dire quanto patrimonio storico sia stato distrutto dal tempo, dall’uomo e dalla natura? Innumerevoli monumenti e manufatti sono andati perduti per sempre, lasciando delle tracce solo in alcuni manoscritti, libri, fotografie e nei ricordi dei pochi che li hanno potuti ammirare. Ma, con l’avvento della scansione in 3D molte cose sono cambiate. Sempre più istituti e musei hanno iniziato a seguire la tecnologia per riuscire a salvare e preservare la preziosa e fragile eredità nel formato 3D.

I 3D scanners sono stati impiegati ampiamente per digitalizzare le collezioni presenti nei musei e i siti storici, passando dalla scannerizzazione dei rilievi di Assyrian conservati al British Museum all’acquisizione in 3D dei siti archeologici contenenti al loro interno ossa fossilizzate appartenenti ad animali preistorici e ominidi presenti in Kenya.

L’opera di conservazione del patrimonio storico e culturale non è limitata a pezzi d’antiquariato e fossili, tuttavia. Anche i manufatti appartenenti a un periodo storico più recente devono essere preservati. Un esempio di questi manufatti è rappresentato dal mini sommergibile Biber che è stato sottoposto a un’opera di scannerizzazione in 3D dal collega della Artec olandese Erwin Kanters, capo della compagnia 3Dtech Miniyours.

Scannerizzazione dell’involucro con Artec Eva. Foto: Roland Blok, Stichting Maritiem Erfgoed K-Verband

Il Biber, termine tedesco per castoro, era il più piccolo sommergibile a posto singolo presente nella KriegsMarine, la marina militare della Germania nazista. Era in grado di trasportare mine e due siluri attaccati a ogni lato dell’involucro e fu impiegato per attaccare le navi al largo delle coste belghe e olandesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il sommergibile fu progettato in meno di sei settimane nel Febbraio del 1944 con lo scopo di aiutare a respingere l’imminente invasione degli Alleati. La fretta nel costruire questo sottomarino ebbe come risultato quello di mostrare alcune gravi falli nelle fasi di realizzazione; ciò voleva dire che i piloti che azionavano il Biber erano potenzialmente in una missione di morte. Tra Gennaio e Aprile 1945, 109 Biber furono mandati in azione e solo 32 riuscirono a sopravvivere.

Il Biber scannerizzato con Artec Eva affondò prima di entrare in azione. Il sommergibile fu rinvenuto sepolto in profondità nel limo di un fiume nei Paesi Bassi alcuni anni fa, e la fondazione del patrimonio marittimo olandese Stichting Maritiem Erfgoed K-Verband chiese a Erwin Kanters di scannerizzarlo in 3D con lo scopo di registrare le sue dimensioni per il suo restauro e la sua conservazione.

“Poiché tutto il metallo era vecchio e ammaccato, fu piuttosto semplice scannerizzare poiché avevamo elementi a sufficienza nella superficie del metallo, ” afferma Erwin.

Scansione dell’involucro con Artec Eva. Foto: Roland Blok, Stichting Maritiem Erfgoed K-Verband

Utilizzando Eva collegata a una batteria, che garantisce una scannerizzazione stabile in quei luoghi dove non sono presenti fonti di energia elettrica, Erwin ha operato una scansione dell’involucro, del propulsore a elica e dei siluri.  Anche se il Biber è un mini sommergibile, esso rappresentava un oggetto ampio per lo scanner, e considerando tutte le nervature e gli interstizi che dovevano essere catturati, l’operazione di scansione impiegò un’intera giornata, sviluppando 10 file di dati grezzi della portata di 3GB ognuno.

Scansione del propulsore ad elica con Artec Eva. Foto: Roland Blok, Stichting Maritiem Erfgoed K-Verband

“Ho trovato utile realizzare file multipli e scannerizzare il sommergibile in sezioni per ottenere la massima precisione, poiché ogni sezione ha catturato un numero consistente di scannerizzazioni, ” afferma Erwin. “ Ho trovato Artec Studio molto veloce e assai facile da utilizzare. Sebbene io preferisca eseguire l’elaborazione manualmente, il postprocessing automatico è davvero sorprendente! Gli algoritmi di Artec Studio forniscono un grande aiuto nell’operazione di elaborazione dati. In particolare sono colpito dagli allineamenti vincolati con la chiusura del ciclo”.

Parte dell’involucro in Artec Studio 10.

Il propulsore ad elica in Artec Studio 10.

Erwin ha elaborato il propulsore a elica e alcune componenti dell’involucro, mentre la maggior parte dell’operazione di elaborazione è stata eseguita dallo staff della fondazione. Ora stanno restaurando il Biber, e prevedono di metterlo in mostra in futuro; ci potrebbe volere del tempo prima che ciò avvenga, in quanto il sommergibile è stato rivenuto seriamente danneggiato.

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